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Palazzo del Ristorante Ufficiale

Progettato da Ettore Rossi per accogliere tutte le rappresentanze straniere in occasione dell’evento espositivo del 1942, oltre agli alti funzionari dell’Ente, grazie ad un accordo tra la proprietà EUR SpA e Bulgari Gioielli (Gruppo LVMH), verrà rigenerato e rifunzionalizzato per accogliere un centro di produzione artigianale d’alta gamma, nel rispetto del valore architettonico e culturale dell’immobile.

Le caratteristiche

Caratterizzato da un corpo di fabbrica rettangolare, originariamente su tre piani, l’edificio era circondato su quattro lati da un sistema porticato a tutt’altezza, con pilastri rivestiti da lastre scanalate in marmo calacatta dorato e da un architrave finita esternamente con elementi in calacatta bianco. Anche in questo caso, elemento costante di gran parte delle architetture permanenti, è un corpo basamentale che, oltre ad armonizzare l’inserimento dell’edificio con lo spazio esterno circostante, ne enfatizzava il carattere rappresentativo.

Il piano terra avrebbe ospitato un bar e un ristorante per i visitatori, il primo caratterizzato da uno spettacolare salone per i funzionari dell’Ente e l’ultimo destinato a dirigenti, commissari e rappresentanze estere. Dopo l’abbandono del dopoguerra e venne riaperto in occasione della Esposizione Internazionale dell’Agricoltura EA 1953. L’edificio, quasi interamente stravolto nella sua organizzazione e distribuzione interna per gli ampliamenti negli anni ’60 derivanti dalla costituzione di nuovi uffici, perse di fatto perso il suo complessivo equilibrio compositivo. I lavori oscurarono di fatto completamente la bellezza del grande salone a doppia altezza del ristorante al primo piano, con il suo suggestivo pavimento alla veneziana e i pilastri circolari rivestiti in mosaico d’oro. La creazione dei nuovi solai e della relativa parte aggettante verso le pilastrature esterne, rivestita da un curtain-wall, annullò le originarie facciate del palazzo rivestite in lastre di travertino bianco. Analoga sorte toccò alla composizione a patio che definiva la testata verso il Palazzo della Civiltà Italiana, dotato in origine di una vasca mosaicata dal colore verde e da una pavimentazione perimetrale a quest’ultima in pezzame di travertino oniciato scuro. L’edificio che ha accolto fino al 2022 gli uffici del dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica di Roma Capitale ospita ancora oggi il caffè Palombini.

Gli apparati decorativi

Degli apparati decorativi inizialmente previsti per i diversi ambienti del ristorante gli unici realizzati, che riuscirono a conservarsi anche dopo i danneggiamenti bellici, sono la bellissima pittura murale a tempera di Franco Gentilini e una originale tarsia marmorea policroma dell’artista Eugenio Fegarotti entrambe collocate al piano terra all’interno dell’attuale esercizio commerciale. La prima decorazione rappresenta una composizione a carattere allegorico e la seconda riproduce nature morte e paesaggi echeggianti architetture romane con esplicito riferimento a quelle dell’Eur.

Un’altra particolare decorazione dell’artista Angelo Canevari, consistente in un mosaico policromo per la parete esterna, venne, successivamente alla realizzazione, scomposto e collocato nell’area di ristorazione del palazzo dei Congressi.

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